Sport – quali sono i veri benefici della natura sull’anima e nel corpo

Sport – quali sono i veri benefici della natura sull’anima e nel corpo

Sport e natura un legame capace di riportarci alle origini risvegliando le nostre energie dimenticate.

Esiste una forte energia nella natura come possiamo farla entrare dentro di noi?

Michael Bolognini – Experience

Voglio mostrare ai vostri occhi quanto la natura sia in grado di influire su di noi, come riesce a parlare alla nostra mente portando benefici al nostro organismo. C’è un legame impercettibile e indissolubile un istinto innato che inesorabilmente ci consiglia e da voce alla nostra vera madre. Siamo abituati a pensare come specie d’essere parte di una realtà sola, nasciamo dai nostri genitori e diamo vita ad altri di noi, ma non è solo così, noi siamo parte della natura che ci circonda, ed ogni cosa che possediamo è parte di essa, non abbiamo creato nulla, esisteva già, stiamo solo mischiando degli ingredienti e dando forma a delle realtà spesso inutili o meglio, comode e questa comodità, questa ideologia antropocenica – termine nato per indicare la nostra epoca geologica – ci sta indebolendo allontanando il nostro sguardo dalla nostra vera casa, la nostra vera vita. Ma la natura ha un legame con noi impossibile da distruggere, anche se spesso non ce ne rendiamo conto reagiamo e agiamo in condizione di esso. 

In questo nuovo articolo vi spiegherò come la natura sia in grado di portare lo sport ad un livello superiore, curando ogni malessere fisico e psichico e come possa essere capace di infondere al nostro organismo energie conservate dentro di noi ma dimenticate.

Ho avuto modo di sperimentare un metodo applicato nei miei corsi dove i partecipanti hanno modo di sperimentare un risveglio sensoriale ed emozionale capace di portare le loro abilità a dei livelli solitamente inaccessibili, risvegliando talenti innati assopiti capaci di infondere un’immediato stato di benessere e energetico.

Per riuscire a sviluppare un metodo sempre più efficace osservo e imparo dall’esperienza di grandi professionisti. Così come nei miei articoli precedenti, oggi avrò un’ospite eccezionale Daniele Turchi, un grande professionista che ha fatto dello sport una filosofia di vita e a differenza di molti ha fatto si che la natura sia il centro delle sue attività. La sue parole danno forma alla prima testimonianza che ho voluto condividere con voi per riuscire a dare forma a questa forza nascosta nella natura.


Quando Michael mi ha chiesto di scrivere quest’articolo ho fatto un salto di gioia!

Spesso mi vengono fatte domande su come migliorare le proprie performance sportive, su quale sia l’allenamento più adatto per ridurre la propria massa grassa, tonificarsi o quale sia il piano d’allenamento più idoneo per prepararsi ad una gara importante. Ma quasi nessuno mi pone mai una domanda che in realtà viene prima di tutto perché è la radice della filosofia di Natural Wellness; e se qualcuno poteva finalmente pormi il quesito, non poteva che essere Michael Bolognini, uno che come me e Matthew Ramaglia, ha fatto dei propri sogni e del legame con la Natura la propria vita ed il proprio lavoro. Ma ora basta con le introduzioni, passiamo alla domanda.

Perché allenarsi nella Natura?

I benefici dell’attività fisica se praticata correttamente sono ormai noti a tutti e sono ormai reperibili ovunque. E’ indubbio che un allenamento condotto bene porterà grandi risultati sia che esso venga effettuato al chiuso sia che venga condotto all’aperto. Ovviamente per forza di cose ci sono sport che devono essere praticati indoor ed altri outdoor, ma sono le regole che codificano uno sport a stabilirlo.
In questo articolo non ci soffermeremo quindi sui benefici fisici che un allenamento in Natura possa portare al corpo umano, ma sulle motivazioni che possano spingere una persona a scegliere di allenarsi all’aria aperta e non al chiuso.

“Perché dovrei allenarmi fuori con tutto quello che comporta? Sole, vento, pioggia, neve, caldo, freddo, fango, pozzanghere ecc.” questa è la domanda! – Premetto che con questo non dico che outdoor debba per forza essere migliore di indoor, capita anche a me di allenarmi o allenare al chiuso i miei atleti, ma vi racconto semplicemente il mio punto di vista a riguardo

Per cominciare torniamo bambini…

Mi chiamo Daniele Turchi, ho 31 anni e sono nato a Milano. Preciso che a Milano ci sono solo nato, perchè ho la fortuna di abitare nel Parco del Ticino. Mi ritengo “selvatico”, sono infatti cresciuto fra campi di grano, risaie, canali e paesini di campagna. Quei piccoli comuni che si leggono nelle storie sui libri, con un po’ di case, una chiesa, un bar ed un oratorio. Da ognuno di questi luoghi mi son portato a casa qualcosa che mi ha fatto crescere, ricordi ed esperienze che porto dentro anche quando sono lontano, come le cose indispensabili che tieni sempre in valigia. Se mi domandate di che paese sono potrei dirvi il paese in cui vivo oggi, ma sarei molto più sincero se vi dicessi che appartengo alla Natura ed ai paesaggi che mi hanno visto crescere accanto agli altri animali (l’uomo uno fra i tanti) che ci vivono.

Sono cresciuto come tutti i bimbi giocando ed andando a scuola, ma fuori da scuola le mie giornate erano composte da corse nei prati con gli amici, voli in bicicletta (e qualche volta nei canali), capanne sugli alberi, partite di pallone in cortile e pantaloni con ginocchia sgualcite verde erba, quel verde che per la felicità di ogni mamma non viene via nemmeno in lavatrice. I sogni li disegnavo assieme agli amici su fogli di carta con pennarelli e matite colorate, ed il disegno era un modo per viaggiare con la fantasia.

In quegli anni le mie giornate passavano così, e ricordo le stagioni per quello che portavano. Ogni inverno aspettavo la neve con impazienza, e quando cadeva rimanevo a bocca aperta! Con gli amici giocavo a palle di neve, il parco era candido come le nuvole e con gli amici giocavamo nel pratone bianco dove rotolavamo fra i candidi cristalli, costruendo pupazzi di neve lasciando nostre impronte. I più fortunati esploratori trovavano anche le impronte degli altri abitanti del bosco, e da li partivano mirabolanti trattati scientifici sull’animale che portava quelle zampe tanto strane.

In primavera il sole tornava, e con lui i fiorellini azzurri (mia nonna li chiamava occhi di Maria), le margherite nel giardino di casa, e puntualmente la mimosa gialla col suo profumo intenso campeggiava sul tavolo di casa ogni 8 marzo. Per non parlare poi dei fiori sugli alberi da frutto che coloravano i rami di rosa, bianco e giallino rendendo la natura festa ed annunciando la Pasqua. In questa stagione non eravamo gli unici a vivere il “disgelo”, ma anche gli animaletti uscivano dalle loro tane, e giocando ci ritrovavamo ad imitare i movimenti di scoiattoli, leprotti, ricci ed il resto della compagnia.

Finita la primavera arrivava l’estate, annunciata dai piumini dei pioppi che vagavano leggeri nell’aria come neve a preannunciare la chiusura delle scuole, accompagnati dagli stridii delle rondini che tornavano ad abitare i nidi sotto i tetti dei cortili. L’estate era la stagione della libertà assoluta! Senza scuola passavamo le giornate in bicicletta, tuffandoci in piscina e nei canali e le serate erano condite da feste di paese alla buona con musica, balli e cieli stellati, dove la gente si divertiva per il puro piacere di stare assieme ridendo. Ma le cose magnifiche da maggio in poi erano tre: il volo magico delle lucciole, il canto delle cicale di giorno ed il
gracchiare delle rane la sera nei pressi delle risaie.

Infine l’autunno arrivava e mettere a dormire il mondo con i silenzi di una coperta chiamata nebbia, che avvolgeva gli alberi che in quell’occasione si vestivano con le loro bellissime foglie dalle tonalità calde. Con gli amici scorrazzavamo nella foschia fino a perderci in mezzo ai prati, ed il gioco era riuscire ad orientarci seguendo i suoni che la Natura ci dava come indizio, accompagnati ogni tanto da qualche pettirosso. Anche in questo caso i migliori esploratori trovavano i tesori della stagione! E via con i trattati scientifici su castagne e funghi.

Un allenamento naturale:

Vi faccio notare una cosa, nel racconto fatto in precedenza non ho mai pronunciato la parola “Sport” fino ad ora.

Ma voglio porvi una domanda: secondo voi tutto quello che facevo giocando nel corso delle stagioni non sono forse Schemi Motori di Base? (Correre, Saltare, Strisciare, Arrampicarsi, Rotolare, Lanciare, Camminare, Nuotare), e scorrazzando con gli amici o imitando gli animali, non ho forse lavorato sulla coordinazione(Cinestesica, spazio-temporale, oculo-manuale ecc.) e sulle capacità condizionali come rapidità, velocità, resistenza e flessibilità probabilmente si! Ma lo facevo giocando liberamente.

Mentre giocavo in una palestra in cui le pareti ed il soffitto cambiano ogni giorno imparavo divertendomi la storia del territorio dove abitavo, con le stagioni, i suoi frutti ed i suoi animali. Un mondo costellato da alberi, stelle, fiori, frutti, ognuno con un nome proprio come le persone.

Michael Bolognini – Method

Il meteo non è un limite ma un nuovo gioco:

Mentre imparavo giocando capivo che il meteo non è un nemico, ma è la Natura che ci pone davanti a giochi con temperature e scenari diversi. Ho capito così che se volevo diventare bravo a giocare sotto la pioggia, per esempio, dovevo imparare a vestirmi in maniera adeguata per non prendere colpi d’aria, pena il ritiro dal gioco. Oppure ho imparato l’importanza di bere spesso nei giorni d’estate. Ho appreso quindi giocando ad ascoltare il mio corpo, capendo che è progettato perfettamente per adeguarsi e convivere con ogni condizione meteo; naturalmente non pensavo tutto in questi termini da adulto, ma facevo tutto in maniera istintiva (a volte con l’aiuto della mamma ed il papà), e con l’istinto trovavo un equilibrio psicofisico con tutto ciò che avevo intorno. Tornavo a casa stanco morto, ma infinitamente felice!

Visioni diverse di un mondo uguale:

E’ chiaro che in base a quanto scritto sopra, non è difficile capire come per me la casa è la Natura. Mi sento a casa quando sono immerso fra i campi, boschi, risaie, montagne, mari… e spesso mi capita di piangere davanti ad un paesaggio, o di chiedere consiglio ad un cielo stellato, non ho vergogna a dirlo. Devo ammettere un’altra cosa: quando mi capita di stare per più giorni in una grande città, mi sento come un canarino in gabbia… o meglio, in una gabbia di cemento che l’uomo si è costruito, in cui vive secondo le sue regole, come se fuori dalla città non esistesse più nulla. Quando mi confronto con i ragazzi che abitano in città mi sento dire sempre la stessa frase: “Qua ho tutto quello che mi serve, ed ho sempre tutto sotto mano, ho i cinema, i negozi, la metro, la palestra…”, tutto vero, se la vita si riducesse a comprare cose nei negozi… ed intanto che mi dicono questo io penso sempre: “Si… ma non vedi l’orizzonte, vivi in una cappa di cenere, e d’estate fai fatica a vedere le stelle. Penso che tutto ciò valga più di molte altre cose”. Insomma, lo ammetto… in città mi sento soffocare, probabilmente è un problema mio. Ci ho lavorato quasi tutti i giorni per 10 anni, ma il mio sguardo verso il grigiore del cemento non è cambiato, avevo bisogno di orizzonti liberi ed ossigeno. Di conseguenza, ritenendo la Natura casa mia, ho imparato a rispettare il verde e la vita.

Conclusioni:

Come avete letto in questo articolo ho parlato molto (forse troppo) di una piccola parte di me, ma l’ho fatto apposta perché ho voluto essere pungente e provocatorio. Penso che la cosa più bella dello scrivere sia mettere le persone in condizione di riflettere su se stesse, e di cercare dentro di se la propria risposta ad una domanda. Se sono riuscito a farlo… menomale!.
Tutti noi siamo eterni bambini, solo che quando diventiamo grandi ci vergogniamo di ammetterlo. Certo con l’età aumenta il nostro raziocinio, ma non dobbiamo mai permettere alla ragione di chiuderci gli occhi davanti ai sogni ed ai desideri che abbiamo dentro. Anzi… dobbiamo cercare continuamente dentro di noi quelle cose che ci riportano ad essere bambini! Siano esse un giocattolo, un oggetto, un profumo, un gusto, un luogo… La vita è una! Ed abbiamo il diritto ed il dovere di viverla al massimo dei nostri sogni!
Quanti di voi si sono immedesimati in quello che facevo quando ero bambino?
Penso tanti, ero un bambino come voi, ma non ho mai smesso di esserlo, come chi ogni giorno lavora accanto a me, o Natural Wellness non esisterebbe! Probabilmente molti di voi hanno pensato alle loro corse nei prati, alle stagioni, ai profumi, o semplicemente avranno pensato che fuori dalla città esistono anche queste cose. Magari avrete pensato… che bello quando facevo tutto questo! Ora non posso più per X motivi… e qui casca l’asino!!!

Perché quando diventiamo grandi dimentichiamo tutto?

Perché davanti ad un prato immenso ci ostiniamo a camminare su un vialetto? Perché passiamo un pomeriggio a casa buttando un giorno solo perché piove? Perché facciamo una gara ed in fondo ci preoccupiamo di guardare il GPS anziché pensare al paesaggio stupendo o che ci siamo divertiti? Perché andiamo in birreria per stare assieme e poi stiamo in silenzio con lo sguardo fisso sullo smartphone? Perché esco a correre per rilassarmi ma mentre corro guardo lo smartphone? Perché abbiamo perso l’abitudine di parlarci guardandoci in faccia? Ragazzi (e questa volta parlo ai “grandi”), che esempio stiamo dando ai nostri figli??? Va tutto bene così? Ed una volta che spegniamo i nostri telefoni cosa ci rimane? La stessa senzazione di vuoto che ci rimane quando il nostro smartphone muore e rimaniamo senza… è tutta li la vita?
Ripartiamo da quello che abbiamo dentro! Cerchiamo di tornare alle origini della Natura e del movimento.
Siamo animali, siamo fatti per muoverci, per stare assieme, ma ci siamo ridotti a fare una vita da appartamento, che ci ha portato solo squilibri, patologie e ci ha staccato sempre più da un ciclo di vita naturale. Cerchiamo di riscoprire quelle che sono le nostre qualità ed i nostri sogni e ripartiamo da li, imparando giocando, non è mai troppo tardi per trasformare un sogno in realtà! Cerchiamo di uscire di casa e VIVERE a 360° il mondo VERO che c’è fuori. Nel nostro piccolo, noi di Natural Wellness, cerchiamo di fare proprio questo, partendo dalla Natura, ed usando come mezzo lo sport, l’arte e la valorizzazione del territorio e da chi ci vive.

Vi lascio con questo mio pensiero

“Un bravo pittore per disegnare la propria opera cerca prima di conoscere tutti i colori e le tecniche di pittura, poi, tentativo dopo tentativo, cerca di fare suoi i colori, creando quelle tinte che rendono uniche le sue opere d’arte. Solo a quel punto il bravo artista è pronto per creare la sua opera d’arte, unica ed irripetibile”

Ed infine vi ripropongo la domanda da cui siamo partiti… a voi la risposta!

Perché allenarsi in Natura?


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