Il fuoco e la sua evoluzione

Il fuoco e la sua evoluzione

 Essenziale come un vero amico, capace di curare paure ed insicurezze nelle buie notti immersi nella natura

Il fuoco comporta una grande dose di responsabilità e tecnica

Michael Bolognini – Base Camp

Capace di curare ogni nostra esigenza, essenziale per cucinare, scaldarci e illuminare, in grado di depurare l’acqua e sterilizzare strumenti medici ed amico perché capace di scaldarci l’anima donandoci la sensazione di sentirci a casa in qualsiasi zona remota ci troveremo.



Una breve premessa

Prima di apprendere le diverse tecniche dell’accensione del fuoco in qualsiasi situazione Wild bisogna essere consapevoli della differenza tra fuoco Buono e fuoco Cattivo – è un po come tornare bambini – dobbiamo essere certi di comprendere la nostra grande responsabilità ogni volta che decidiamo di accendere un fuoco sulla nuda terra. Un fuoco non deve essere acceso per gioco o per sfida e non può essere acceso ovunque.

 

Per darvi un esempio talvolta non pensiamo che sotto alle nostre fiamme potrebbero passare delle radici di una pianta in grado di incendiarsi lontano dai nostri occhi ed essere capaci di dare il via ad un lento incendio che solo dopo diverso tempo verrà alla luce. 

Dobbiamo conoscere e rispettare i regolamenti dei parchi e comprendere l’essenziale per poterlo gestire.

In questa prima guida vi parlerò della sua evoluzione Wildness descrivendovi parte del mio kit, nelle prossime guide entrerò nel dettaglio descrivendovi le varie tecniche di accensione, così da non dilungarmi troppo rischiando di annoiarvi


Michael Bolognini –  Accensione del fuoco

La natura ha donato all’uomo uno dei suoi elementi, il fuoco, non lo abbiamo creato noi, l’esistenza di ogni cosa potrebbe essere nata dal fuoco, ciò che noi possiamo limitarci a fare è evocarlo. Per riuscirci dobbiamo essere in grado di far nascere, proteggere e nutrire il suo embrione che per i nostri occhi è il calore dentro ad una piccola scintilla. In natura troviamo ogni elemento necessario per chiamarlo a noi, fisica, chimica ed alchimia ma, soprattutto, fede e consapevolezza fosse quasi una religione. 

Il necessario essenziale per questo rituale sono contenuti dentro ad alcune pietre, funghi ed un nido dotati di caratteristiche speciali, sono il sorgere della consapevolezza nella nascita tra le nostre mani del fuoco.


Uno dei metodi più antichi ed efficaci utilizza solo strumenti “naturali”

Le pietre, le più utilizzate sono la Pirite e la Marcassite  entrambi minerali ricchi di ferro, esiste poi un’altra pietra fondamentale la Selce, una pietra silicea molto resistente che in antichità veniva usata anche per la realizzazioni di strumenti per la caccia e la vita quotidiana.  

Il Fungo, il più efficace si chiama Fomens Fumentarius  il suo nome tradotto dal latino significa fungo del fuoco, parte di questo fungo è capace di attirare e trattenere a sé anche le più piccole scintille.

Il nido,  necessario per accogliere la scintilla nell’esca, così che possa proteggerla e essere parte del nutrimento l’istante dopo essere mutata in fuoco. Erba secca, piccoli rametti, piume o alcuni tipi di peli animali, dovranno essere le caratteristiche principali a comporlo.

L’incontro, o meglio “scontro” tra la selce ed una delle due pietre ferrose sarà in grado di far nascere una piccola scintilla essenziale quasi invisibile che cadrà prima nel fungo intrappolandola e conservandola il tempo necessario perchè possa successivamente evolversi in fiamma nel nido di paglia, attraverso il nostro ossigeno soffiato su di essa, nutrendo il suo calore fino a portarlo a sviluppare una temperatura tale da evolversi in fuoco. 


Per descrivere al meglio il passaggio dalla preistoria alla realizzazione del primo acciarino umano, ho chiesto un contributo a colui che reputo tra i più importanti esperti in Italia di rievocazione storiche, studioso di tecniche antiche e grande rievocatore storico, questo ragazzo si chiama Daniele Giannotti socio fondatore dell’associazione Teuta Senones Pisaurenses  e admin del sito divulgativo riproduzionistoriche.com. Un caro amico, colui che ha realizzato a mano parte del mio Kit compreso il mio personale coltello creato su misura per la mia mano. 


Acciarino – uno strumento rivoluzionario
 
L’acciarino svolse un ruolo cruciale nella storia dell’uomo, inizialmente per la creazione del fuoco e successivamente come innesco della polvere da sparo nelle prime armi; non a caso l’antico termine con cui era chiamato l’acciarino, “focile”, divenne poi identificativo dell’arma da fuoco (v. fucile). Tuttavia le evidenze archeologiche sono piuttosto scarse e talvolta di difficile interpretazione, poiché alcune forme, morfologicamente adatte alla loro funzione, rimasero pressoché invariate per secoli. La parte fondamentale di ogni acciarino, ovvero quella che genera fisicamente le scintille, è costituita da un pezzo di acciaio con buon tenore di carbonio, che io sottopongo ad altissime temperature fino ad arroventarlo al colore gialloincandescente; a questo punto lo forgio interamente a mano, utilizzando gli stessi strumenti e le stesse tecniche antiche, che ricerco e studio scrupolosamente. Una volta ottenuta la forma desiderata, riscaldo per l’ultima volta l’acciarino e lo immergo velocemente in un liquido. Questo processo, chiamato tempra, conferisce la durezza e fragilità necessari per poter sprigionare scintille, quando percosso contro una superficie affilata e durissima, come possono esserlo alcune rocce silicee.

Michael Bolognini – Kit Fuoco

L’ultima parte di questo viaggio nella storia ci conduce in epoca moderna, dove abbiamo a disposizione molti strumenti all’avanguardia (nella foto dal centro verso destra).

Nel mio kit ho in dotazione diversi acciarini non più composti solo da acciaio ad alto tenore di carbonio ma da Ferrocerium un mix di leghe fragili capaci di incendiarsi a basse temperature creando una cascata di scintille incandescenti una volta grattati con una lama di coltello, queste scintille sono in grado di incendiare quasi qualsiasi innesco.

Sempre tra i miei strumenti ho un piccolo tubo chiamato Fire Piston simile ad una piccola pompa con l’unica differenza di non poter espellere l’aria in modo “convenzionale” grazie a questa caratteristica è capace di comprimere l’aria scaldandola a tal punto da sviluppare calore utile ad incendiare una piccola esca.

Cercando bene nelle mie borsette ho un piccolo disco parabolico, un accendino solare ecologico ed estremamente efficace in quanto capace di utilizzare la potenza del sole concentrando la sua luce in un punto preciso, nel quale posizioneremo la nostra esca che in pochi istanti si incendierà.

Per ultimo voglio parlarvi di una meraviglia della tecnologia, un accendino ricaricabile da tempesta al plasma, indistruttibile ma sopratutto capace grazie alla sua elettronica di sviluppare energia al plasma in grado di far nascere una fiamma da quasi qualsiasi elemento.

Resto però convinto che i migliori strumenti per accendere il fuoco restano i più antichi, dico ciò valutando la loro resistenza e la facilità nel trovare i materiali necessari per farli funzionare in qualsiasi condizioni. Per poterli usare basta restare allenati, mantenere il controllo e usare bene le proprie capacità innate.

In questa breve guida vi ho descritto l’evoluzione di una parte degli strumenti per l’accensione del fuoco, attrezzi che ho usato personalmente nei miei viaggi remoti e che in certi casi sono stati in grado di salvarmi da esperienze difficili negli ambienti più isolati al mondo. 


Prima di lasciarvi ho chiesto ad un amico speciale di inviarmi una guida sulla prevenzione degli incendi, questo amico è Robert Triozzi nato a New York ma italiano di origine, ex ufficiale dei pompieri di New York, ex comandante dei vigili del fuoco dell’Onu, oggi è il Comandante del Fire Rescue Development Program, riconosciuto dalle Nazioni Unite, ong da lui fondata nel 2001. Oggi viene chiamato in tutto il mondo per valutare, organizzare e addestrare i pompieri locali. Anche nei teatri operativi “caldi”. Adesso, per esempio, è in Iraq, a Baghdad, dove sta addestrando i caschi blu nepalesi e figiani al difficile mestiere del vigile del fuoco.

LA PREVENZIONE DEGLI INCENDI BOSCHIVI

Gli incendi boschivi, se non dolosi, sono sempre provocati dalla negligenza, la disattenzione e l’impreparazione.

Il fuoco per quanto ci è utile per cucinare i nostri pasti e riscaldare i nostri ambienti potrebbe essere un mostro cattivo e spietato se è scatenato. Per garantire che resti un amico è fondamentale in primis che sia rispettato e poi di conoscere i metodi per tenerlo “a guinzaglio” per far sì che non scappi a fare danni e distruzione.

La propagazione devastante degli incendi boschivi è determinata principalmente da cinque cose:

  1. La direzione del vento – determina la direzione in cui l’incendio brucerà. Se cambia vento cambierà la direzione del fuoco. Non è difficile trovarsi circondato dalle fiamme!

  2. La velocità del vento – determina quanto saranno alimentate le fiamme.

  3. La topografia – determina l’andamento e il modo di propagazione. Un incendio di erba alta in pianura potrebbe bruciare più lentamente che un sottobosco su un’inclinazione ripida in quanto il calore si alza e riscalda il combustibile in alto davanti alle fiamme prendendo fuoco.

  4. La tipologia della vegetazione – è ovvio che la densità del combustibile e la tipologia del combustibile avranno un grandissimo effetto sulla propagazione dell’incendio. L’erba e dei rami fini e secchi bruciano con più rapidità in quanto non hanno la capacità di assorbire il calore quanto un tronco massiccio. Ma è altrettanto vero che alcuni alberi, tipo i pini, contengono una resina altamente infiammabile.

  5. Il tasso di umidità della vegetazione – più che è bagnata meno la possibilità di propagazione.

Le misure di prevenzione sono le seguenti:

  1. L’area del fuoco deve essere pulitissima di foglie, rami secchi, erba, tende e altri combustibili per un raggio di almeno 2-3 metri.

  2. L’area sopra il fuoco deve essere priva dei rami degli alberi.

  3. Il fuoco deve essere circondato dalle pietre.

  4. Ci deve essere presente un “estintore” per domare una qualsiasi incremento delle fiamme che potrebbero andare oltre il focolaio. In natura un “estintore” potrebbe essere un secchio di acqua oppure un secchio di sabbia o terriccio. L’importante che siano parti integrali del focolai e sempre presenti per l’uso esclusivo dello spegnimento di un incendio.

  5. Il fuoco non deve essere MAI lasciato senza un custode. Deve essere spento prima di dormire.

  6. Non usare MAI dei liquidi infiammabili – soprattutto la benzina e l’alcool – sia per l’accensione che la riaccensione del fuoco. Questo vale sia per la nostra incolumità che per il rispetto dell’ambiente.

Comandante Robert Triozzi
Fire Rescue Development Program, NGO


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